{"id":12,"date":"2009-11-20T15:42:49","date_gmt":"2009-11-20T14:42:49","guid":{"rendered":"http:\/\/blackblog.noblogs.autistici.org\/post\/2009\/11\/20\/dubbi-sulla-fotografia\/"},"modified":"2011-01-23T00:09:19","modified_gmt":"2011-01-22T23:09:19","slug":"dubbi-sulla-fotografia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blackblog.noblogs.org\/?p=12","title":{"rendered":"Dubbi sulla fotografia"},"content":{"rendered":"<div>La fotografia ha ragione di esistere? E&#8217; una scomposizione del mondo in frammenti disgiunti l&#8217;uno dall&#8217;altro; legata al passato ma astorica, perch\u00e8 bloccata in quel rettangolo di carta senza un messaggio intellegibile, oltre all&#8217;evidenza estetica che rappresenta; ridotta a collezionismo di istanti avulsi dal mondo a cui sono stati sottratti.<br \/>\nSfruttata per ogni fine: commerciale, etico, scientifico, didattico, di intrattenimento, culturale. E&#8217; possibile trarre qualcosa dalle fotografie che ci investono ai bordi delle strade, sulle riviste, dalle pareti? La bulimia del consumo d&#8217;immagini ha raggiunto l&#8217;assuefazione.<br \/>\nRoland Barthes analizza emotivamente il fenomeno, descritto come un personale mezzo per riconnettersi a sensazioni, sentimenti e stati d&#8217;animo della propria vita passata, o come veicolo per entrare in maniera irrazionale, propria dell&#8217;emotivit\u00e0, nel cuore di ci\u00f2 che \u00e8 fotografato. Ma sempre in maniera puntiforme, quasi come un&#8217;epifania, non certo un metodo o una pratica ripetibile a comando.<\/div>\n<div>Susan Sontag, al contrario, sembra definire il potere della fotografia nella capacit\u00e0 di oggettivare quanto impressionato sulla pellicola, &#8220;impacchettandolo&#8221;.<\/div>\n<div>Essa testimonia il divertimento provato in vacanza, di cui non v&#8217;\u00e8 traccia senza fotografie, dimostra l&#8217;esistenza di oggetti, persone o l&#8217;accadimento di eventi. E&#8217; la sconfitta della comunicazione orale,\u00a0 con le sue sfumature, e del mito.<\/div>\n<div>Il dubbio che mi arrovella \u00e8 se sia il mezzo, o l&#8217;occhio con cui ne osserviamo gli esiti , a\u00a0 farne uno strumento di voyerismo, un filtro all&#8217;esperienza e all&#8217;abbandono in essa.<br \/>\nInsomma ho aperto un blog su cui pubblicare gli scatti che preferisco, tra quelli che ho realizzato, ma sono in rotta con la fotografia: mi pare una gabbia, un limite, una sofisticazione della realt\u00e0.<\/div>\n<div>E&#8217; un aspetto che investe la fotografia commerciale, promozionale ed estremamente finalizzata, cos\u00ec come lo scatto d&#8217;arte. La prima sappiamo a cosa tende: stimolare acquisti, donazioni, curiosit\u00e0 per un evento o un prodotto; ma non vi prestiamo pi\u00f9 attenzione. Quasi che compreso il meccanismo ci sentissimo immuni dall&#8217;effetto da lasciarlo comunque accadre, sicuri di non pagarne le conseguenze.<br \/>\nNella fotografia con pretese artistiche o documentative avviene invece principalmente l&#8217;effetto di parcellizzazione della realt\u00e0. E questo mi sconvolge. Ci illudiamo che i nostri scatti migliori abbiano un senso e trasmettano qualcosa, mostrando invece un&#8217;ombra sulla parete, e nascondendo il soggetto che la proietta. Al pi\u00f9, forse, la fotografia\u00a0 pu\u00f2 avere un significato emotivo e personale. Ma ci\u00f2 comporta la condivisione dell&#8217;opera come pratica inutile.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fotografia ha ragione di esistere? 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